Statement

L’atto di rappresentare è fondamentale nella mia pratica artistica, a partire dalla sua etimologia cioè rendere presente qualcosa che già esiste. Nel mio lavoro l’esperienza dello spazio si traduce in un confronto tra la realtà e la sua immagine intesa più come metafora che simulacro; il senso della misura, il riconoscimento e l’appartenenza sono una parte di quei fenomeni che indago attraverso l’interpretazione e la restituzione dei luoghi che l’uomo genera e nei quali vive.
La formazione architettonica mi ha permesso di esplorare negli anni la duplice natura del concetto di spazio: da un lato il fenomeno concreto e tangibile, che riguarda l’ambiente urbano e quello naturale, e dall’altro l’insieme delle percezioni che definiscono e plasmano la relazione di un individuo con il suo contesto. Il linguaggio fotografico mi permette, in questo senso, di attivare un dialogo dialogico che non tende ad una soluzione definitiva ma all’apertura di uno spazio di approfondimento.
Negli ultimi anni ho avvertito la necessità di intersecare il potenziale evocativo della fotografia con la pratica del modello che presenta caratteristiche affini. La libertà che si può sperimentare nel rappresentare un concetto spaziale costruito con le proprie mani è dimostrazione che la realtà stessa è un concetto flessibile. È dunque compito nostro cercare le coordinate per orientarci nel mare magnum della contemporaneità.
E spesso, queste coordinate, sono già dentro di noi sotto forma di puntini da unire.

Introduzione al libro “Specie di spazi”, Georges Perec.